Esistono numerosi studi di marketing che trattano come trovare il “giusto” nome da dare ad un prodotto e spesso questo dipende anche dal tipo di mercato a cui quel prodotto è indirizzato, dalle sue caratteristiche e dalle abitudini e usanze di quei consumatori.
Le grandi cantine, quelle che hanno la necessità di vendere milioni di bottiglie, devono ovviamente tener conto di questi studi e scelgono così i nomi dei propri vini.
Quando, invece, sei una piccola realtà come noi, non ti chiedi se il nome piacerà (te lo auguri!), se attirerà il consumatore quando vedrà quella bottiglia a scaffale o se ti farà vendere qualche bottiglia in più perché hai scelto il nome “giusto”…perché nel nostro caso i nostri vini sono le nostre creazioni, sono parte di noi, sono i nostri figli!
…Dareste mai a vostro figlio un nome che piace agli altri ma che non piace a voi o che per voi non ha un significato profondo? No, non credo… Per noi ogni vino rappresenta una storia.
Quando in un ristorante arriva una bottiglia di vino al tavolo, non sta arrivando solo una bevanda che allieterà i commensali, ma sta arrivando un’idea, un pensiero, un racconto… sta arrivando il risultato di un lungo e impegnativo lavoro, sta arrivando il produttore che si presenta ed esprime sé stesso attraverso quel vino.
Pensateci…a volte, attraverso il suo prodotto, quel produttore sta mostrando anche i lati più profondi di sé.
E qual è la prima cosa che il cliente nota? La prima cosa attraverso cui possiamo dare le prime informazioni su di noi, sul perché è nato quel vino e su cosa vogliamo dire con quel tipo di prodotto? È il NOME.
I nomi dei nostri vini rappresentano tutti qualcosa di molto importante per noi. Ovviamente, è nato sempre prima il vino che ha avuto il suo percorso e si è formato con le sue caratteristiche, poi è arrivato il nome a raccontare cosa quel vino rappresentasse, quali fossero le sue peculiarità o i motivi per cui avevamo pensato di realizzarlo in quel modo.
È vero, ci sono alcuni dei nostri vini che non hanno un nome proprio ma si presentano con il nome della propria denominazione (“Primitivo di Manduria” ad esempio, senza un nome di fantasia), ma anche questa scelta ha un profondo significato: quel vino vuole rappresentare nella maniera più pura e incontaminata il proprio territorio e le caratteristiche proprie del vitigno, vuole dire al mondo
“Io sono questo perché provengo da lì e in nessun altro luogo sarei potuto diventare quello che sono”.
E allora avventuriamoci e scopriamo insieme il significato dei nostri sei vini con nomi di fantasia…Buon viaggio!

“Naghiro” – Fiano Minutolo IGP Salento
Questo vino è un Fiano Minutolo in purezza che viene immesso sul mercato a pochi mesi dalla vendemmia e sosta solo in acciaio. È un vino semplice, aromatico e genuino.
Ha un colore molto pallido che, di primo acchito, ci ha fatto venire in mente una storia che ci raccontava sempre nostro nonno: quella dei NAGHIRI!
I Naghiri (Naghiro al singolare) erano coloro che lavoravano nei frantoi ipogei di cui è ricca la nostra zona: anche all’interno della nostra Masseria è possibile trovarne uno e oggigiorno è lì che ha sede il nostro ristorante.
Questi uomini di solito provenivano dalla provincia di Lecce e trascorrevano nella nostra zona tutto il periodo di lavorazione dell’olio d’oliva, che all’epoca era assai lungo, solitamente da Ottobre a Marzo.
Si trattava di olio lampante, atto ad illuminare i paesi, e non di olio da condimento, sia perché caratterizzato da acidità elevatissima sia perché erano davvero in pochi a potersi permettere quello che veniva considerato l’oro di quei tempi.
Ed è proprio per questo che i Naghiri venivano chiusi a chiave dall’esterno dal proprietario del frantoio che portava loro i viveri quotidianamente, ma che non permetteva loro di uscire per paura che rubassero il preziosissimo olio: veniva concessa loro una sola uscita, ovvero la notte di Natale per poter partecipare alla Santa Messa.
In Chiesa, infatti, questi uomini venivano riconosciuti immediatamente proprio perché molto pallidi in volto: a differenza di tutti gli altri che lavoravano in campagna sotto il sole cocente di Puglia, loro non vedevano mai la luce del sole essendo rinchiusi sotto terra per mesi.

“Caleido” – Negroamaro IGP Salento
Il Negroamaro è un vitigno molto particolare ed alle volte anche un po’ difficile da gestire: ha una maturazione non sempre ottimale e quindi tende ad avere delle acidità piuttosto spiccate e un tannino che tende a rimanere un po’ verde ed ha bisogno di lunghi affinamenti per ammorbidirsi.
Inoltre, ha delle aromaticità non molto fruttate ma più orientate verso la balsamicità, il floreale, gli odori terrosi e da sottobosco ed è proprio per questo che solitamente questo vitigno si trova in blend con altre varietà più fruttate. A noi però piaceva lasciarlo così com’è, in purezza, in modo che esprimesse la sua vera essenza e particolarità. E poi la cosa bella di questo vino è la sua complessità aromatica ed è da qui che deriva il suo nome: Caleido, infatti, deriva da caleidoscopio e dall’idea che, come in un caleidoscopio possiamo scoprire un’infinità di sfaccettature di colori, anche con questo vino, continuando a girarlo nel bicchiere e ad annusarlo, potremo godere di un’infinità di sfaccettature di aromi.
È un vino infatti che si lascia scoprire pian piano e che, se avremo un po’ di pazienza quando lo degusteremo, ci darà davvero delle grandi emozioni e ci farà scoprire questo suo lato nascosto: è adatto a chi vuole assaggiare qualcosa che va aldilà dei soliti canoni di piacevolezza e a chi vuole scoprire davvero l’anima del Negroamaro.

“Dipinta” – Negroamaro Rosato IGP Salento
Questo Negroamaro rosato dal colore rosa tenue nasce dall’interpretazione non solo enologia ma anche artistica della nostra Emanuela Gianfreda, enologa dell’azienda (ovvero io! :D).
L’etichetta è un dipinto da me realizzato e ogni anno creo un dipinto diverso che interpreta l’annata, non solo intesa come periodo di raccolta, ma anche come anno di vita e di esperienze…racconta di emozioni vissute in quell’anno o di un momento particolarmente importante per me.
Questo vino rispecchia anche la capacità della figura femminile di valorizzare con il suo tocco tutto ciò che incontra, proprio come fa un’artista con una tela bianca.
“D.I.P.I.N.T.A.”, oltre ad essere un nome femminile (cosa a cui tenevamo particolarmente), rappresenta l’acronimo DONNE INSIEME PER IL NOSTRO TERRITORIO APULIA, rimandando al contributo che noi, come donne, sentiamo di dare alla crescita di una terra ricca di potenzialità, in cui crediamo molto e che amiamo profondamente.

“Soltema” – Primitivo IGP Salento
SOLe, TErra, MAre sono tre elementi fondamentali della nostra terra, che danno a questo vino una tipicità e delle caratteristiche uniche:
- il sole della Puglia così intenso e caldo favorisce la corretta maturazione e l’appassimento su pianta delle uve, donando al vino la giusta morbidezza ed alcolicità
- la terra rossa adagiata su strati di arenaria dona potenza e struttura, in quanto favorisce il giusto assorbimento da parte della vite di tutte le sostanze presenti nel suolo
- la brezza marina che accarezza le viti nelle fresche serate estive dona la tanto apprezzata sapidità.
Questo è un vino semplice e sincero, fruttato, morbido e delicato, ideale per qualsiasi occasione ed apprezzato da tutti perché nella sua semplicità mette tutti d’accordo.

“Lo Apu” – Primitivo di Manduria DOCG Dolce Naturale
Una premessa è d’obbligo per poter raccontare questa storia: la nostra famiglia produce vino da 5 generazioni, ma fino a nostro padre il vino è sempre stato venduto sfuso ad altre cantine, solitamente del Nord Italia, che hanno sempre utilizzato i nostri vini, carichi di struttura e di colore, come vini miglioratori.
Io e mia sorella siamo state le prime a decidere di imbottigliare i nostri prodotti e quindi abbiamo realizzato una nuova e moderna cantina che fosse pronta per l’imbottigliamento. Intanto, nella cantina storica, quella di nostro nonno, nostro padre continua a produrre vino per la vendita all’ingrosso e ha diversi contadini che gli conferiscono orgogliosamente le uve dei propri piccoli vigneti di Primitivo.
C’era un contadino in particolare che portava ogni anno dell’uva eccezionale proveniente da un singolo ettaro di 80 anni allevato ad alberello. Mio padre un anno non lo vide arrivare…lo incontrò dopo qualche mese per le strade di Sava, un paese qui vicino, e si fermò per chiedergli cosa fosse successo: il signore rispose che non aveva capito bene cosa gli aveva detto il mediatore e quindi aveva scelto di portarla altrove. Mio padre allora gli disse di lasciar perdere i mediatori e che ogni anno sarebbe dovuto andare direttamente da lui, perché la sua uva era la migliore e l’avrebbe sempre acquistata a qualsiasi prezzo. Il signore ne rimase entusiasta e si vantava con gli altri contadini del privilegio che aveva ricevuto.
Un anno, però, era già passato il periodo di vendemmia e la sorella del contadino andò a trovare nostro padre per dargli la triste notizia della scomparsa prematura di suo fratello. Mio padre ne rimase molto dispiaciuto e le chiese se poteva aiutarla in qualche modo…la signora allora gli chiese di comprare il vigneto del fratello e mio padre rimase interdetto: “No Signora, mi dispiace, ma al momento non ho intenzione di acquistare altri vigneti…” e lei “Ma Dottore, lei aveva detto che l’uva di mio fratello l’avrebbe sempre presa, mio fratello non c’è più e quel vigneto chi lo porterà avanti?”. Al che mio padre non riuscì a dirle ancora di no e le promise di prendersi del tempo per parlarne con noi…
Ne fummo entusiaste! Un vigneto così bello, ad alberello, con un’uva così eccezionale…poteva solo che nascerne un vino molto particolare e decidemmo di acquistarlo.
Al momento della conferma dell’acquisto la signora ringraziò tantissimo nostro padre ma aggiunse “Dottore, (non è) che vi volete prendere pure Lo Apu di mio fratello? (tentativo di italianizzare “l’apu”, ovvero come viene chiamato in dialetto l’ape-car ancora oggi utilizzato da tanti contadini per gestire i propri vigneti) “Chè con quello mio fratello andava in campagna, adesso chi lo deve guidare che lui non c’è più?”. La signora rubò un sorriso a mio padre che perciò le disse di sì, che ci saremmo presi anche LO APU, il quale ancora oggi scorrazza orgogliosamente nei nostri vigneti e in Masseria!
Simbolo dell’attaccamento alle tradizioni di questa terra e dei grandi sacrifici che i nostri contadini fanno nel condurre questi piccolissimi, vecchissimi ma eccezionali appezzamenti di vigneto, il nostro Primitivo di Manduria DOCG Dolce Naturale proviene da Munnu Nueu, a Sava, un vigneto storico di alberello a cui un contadino dedicò tutta la sua vita.
Unico fedele compagno di tale duro lavoro fu Lo Apu…
